GLI ETRUSCHI

                                     

 

ORIGINI

 

Di questo popolo non se ne conosce la provenienza, nonostante che esso abbia lasciato grandi tracce della sua presenza. Anche perché non sono ancora stati decifrati gli scritti, e della lingua, apparentemente facile, non se ne conosce l’alfabeto.

Alcuni reperti farebbero supporre una certa convivenza fra Umbri ed Etruschi, il che farebbe ipotizzare una sovrapposizione tra questi due popoli.

Ma, come dicevamo, sulla loro provenienza vi sono molte ipotesi. C’è chi li fa derivare da una razza Indo-Ariana proveniente dalle alpi, chi pensa siano una variante di una popolazione autoctona e chi li ritiene una razza mediterranea. Ad avvalorare quest’ultima tesi vi sono le testimonianze degli antichi, che li credevano un popolo proveniente dal mare. Tale ipotesi appare più che verosimile se consideriamo che le loro caratteristiche risultano essere attinenti a quelle dei Lidi (Asia Minore). 

 

 

 

La leggenda narra, secondo Erodoto, che i Lidi furono afflitti da una pesante carestia. Il Re Ati, pensando che la fame si sente di più quando si ozia, inventò il GIOCO DEI DADI. Le disposizioni reali prevedevano che un giorno si e uno no  si sostituissero i pasti al gioco dei dadi. In tal modo il Re sperava di dimezzare il consumo di cibo del suo regno.

Ma la carestia resistette anche al gioco dei dadi, così, dopo 18 anni di fame, il Re fu costretto a ridurre la popolazione. Divise la popolazione in due parti e si giocò ai dadi chi doveva restare e chi doveva emigrare.

La parte perdente partì sotto la guida di TIRRENO, il figlio del re. Navigarono per il mare, che prese poi il nome del loro re (il Tirreno), e sbarcarono sul tratto di costa compreso fra il Tevere e il Magra. Gli Umbri che occupavano quella parte di territorio furono spinti nella regione che prende, per l’appunto, il nome di Umbria.

In questo lungo viaggio verso l’Italia, gli Etruschi avevano scelto come inseparabile compagno di viaggio l’artefice del loro destino: il dado! Dei dadi, che tanto successo avevano avuto in tutta la Lidia, gli Etruschi, rimasero sempre degli appassionati ed inguaribili giocatori. 

 

 

 

 

RELIGIONE

 

Grande rilevanza ebbe la religione. Essa governava qualsiasi attività della città. Ai sacerdoti venivano affidate decisione politiche e commerciali, la costruzione della città ed ovviamente la costruzione di tempi ed altari.

Nulla poteva essere lasciato al caso o all’iniziativa privata, ogni decisione doveva avere una giustificazione teologica.

Molta attenzione era prestata agli AUGURI ed ARUSPICI. La cui denominazione pare provenire da HRUM =fegato e da ASPICERE=vedere.

Essa funzionava pressappoco così: l’Aruspice, una sorta di santone, fatti i dovuti segni misteriosi con il bastone, affondava le mani nel ventre della vittima sacrificata e ne estraeva le viscere; ne analizzava il movimento, il colore, le anormalità e lo sviluppo e quindi ne traeva gli auspici.

Gli Etruschi, come è noto, credevano nell’aldilà e per questo davano grandissima importanza al culto funerario.

I morti venivano cremati o seppelliti, ed i resti contenuti in urne e camere ermeticamente chiuse assieme ad ornamenti personali e mobilio. Le tombe a volte erano grandissime e decorate con scene di vita del defunto.

 

 

 

 

 

 

POLITICA

  

La politica era governata da principi, in etrusco LUCUMONI, un termine che riassume le figure di sacerdote e capo.

Nella politica le donne avevano gli stessi diritti degli uomini, potevano addirittura dare il proprio nome ai figli e tramandare il loro titolo nobiliare ai mariti.

 

 

 

SCIENZA

 

Sulla scienza etrusca ci è stata tramandata la leggenda di Tarcon, il fratello di Tirreno nonchè fondatore della città santa di TARQUINIA. Si narra che lo stesso Tarcon vide uscire dal solco degli aratri un fanciullo, TARGETE. Era solo bimbo ma con la sapienza dei vegliardi. E Targete, cantando in una lingua misteriosa insegnò agli Etruschi tutta la scienza e la vita del mondo.

Avevano ottime conoscenze e capacità nell’ambito dell’ingegneria idraulica e di quella edile, ce lo dimostrano le grandi opere di bonifica e i numerosi ponti. Tra le loro maggiori invenzioni si ipotizza vi sia quella del tornio e quella costruzione dei ponti ad arco fatti per resistere alle correnti.

 

 

  

 

 

COMMERCIO  ED  ECONOMIA

 

Pur non avendo una marina efficiente, ebbero comunque numerosi commerci, anche in virtù del loro ottimo impianto stradale. Essi, infatti, eccellevano nella costruzione dei ponti. Questo gli permise di superare agilmente tutte le vie d’acqua e tutti gli acquitrini che gli si presentavano lungo percorso.

Gli Etruschi comprendevano perfettamente l’importanza del ponte, tanto che avevano l’usanza di farli consacrare da sacerdoti. Ed è proprio da questa funzione che pare derivare l’appellativo di pontefice.

I traffici divennero ancora più fiorenti non appena fu completata la costruzione del porto di Spina. La sua importanza è sottolineata dal fatto che dal porto, situato sul litorale ferrarese, partiva una via fluviale che lo metteva in collegamento con la stessa Felsina.

I loro commerci erano principalmente basati sullo scambio di merci. Importarono statue, candelabri, tripodi, bacili e varie opere di fusione, ceramiche, alabastri e vetri.

Mantennero molti contatti commerciali anche con le popolazioni celtiche del nord d’Italia.

Gli Etruschi intrapresero anche grandi opere idrauliche per la bonifica dei terreni.

Grazie a queste che l’agricoltura potè prosperare un po’ ovunque. Grano, vigne, olii, lini e farro vennero esportati in tutta la regione.

La pastorizia, invece, era sicuramente meno sviluppata. Venivano allevati in maggior parte cavalli e maiali.

 

 

 

  

URBANIZZAZIONE

 

La costruzione della città era preceduta da un lungo rituale. Per prima cosa l’Aruspice segnava il MUNDUS, il centro dove era posto il pozzo sacrificale. Successivamente, con il LITUO (bastone), tracciava nel cielo un segno da Nord a Sud tracciando il CARDINE e da Est ad Ovest tracciando il DECUMANO. Infine veniva fatta la divisione della città in quattro parti.

Tutto intorno, con un aratro trainato da bianchi buoi, veniva tracciato un solco interrotto solamente là dove avrebbero dovuto sorgere le porte della città. Nessun cittadino avrebbe mai più potuto oltrepassare questo solco, altrimenti sarebbe stato punito con la morte.

Le loro capanne erano di forma circolare, fatte di legno ed intonacate con argilla e paglia. Erano costruite attorno ad uno spazio libero con strutture di utilizzo comune in prossimità di pozzi e focolai.

Le costruzioni quadrangolari in pietra, si ebbero solo più tardi.

 

 

 

 

FELSINA e MISA

 

Secondo Erodoto, gli Etruschi edificarono più di 50 città. Le città costruite dagli Etruschi sono tutte quasi completamente scomparse, così come Felsina: la capitale dell’Etruria.

Di Felsina abbiamo davvero poche testimonianze. In un primo tempo si pensò che la Felsina etrusca dovesse trovarsi sul Colle della Guardia. Un po’ perchè le pianure paludose costringevano spesso gli Etruschi ad edificare sui clivi di una collinetta, ed un po’ perché il Colle della Guardia avrebbe sicuramente rappresentato una ottima posizione strategica. In realtà, in questa zona non è stato trovato nessun reperto e quindi si pensa che Felsina si debba per forza trovare in un’altra zona.

La scoperta delle tombe ai Giardini Margherita ed alla Certosa, e gli altri pochi reperti rinvenuti, non sono in grado di darci una corretta individuazione della città. Gli studiosi, tendono a localizzarla in un’aerea compresa fra l’Aposa ed il Ravone. Probabilmente l’antica città sorgeva fra le attuali Via Urbana, Via Saragozza, Via D’Azeglio e Piazza S.Domenico. Ed il santuario rinvenuto a ridosso dell’attuale Facoltà di Ingegneria, localizza questo punto come il centro sacro della cittadina Etrusca. 

 

 

 

Zona in cui gli studiosi localizzano la Felsina Etrusca

 

Precedente a Felsina, è Misa, la città fondata presso la collina di Misanello, a Marzabotto. Di Misa, che ebbe la fortuna di rimanere quasi intatta anche dopo l’arrivo dei Galli distruttori dell’Etruria, conserviamo oggi importanti testimonianze.

Nonostante l’azione distruttrice del fiume Reno, sono giunti fino a noi resti di vari edifici, strade, pozzi ed altari. Studiando questi resti archeologici si è scoperto che Misa si divideva in due parti: la parte alta, dove c’era l’Acropoli (la città dei vivi); e la parte bassa, dove invece troviamo la Necropoli (la città dei morti).

A Misa troviamo anche dei dipinti e delle scene scolpite. Queste testimonianze sono fondamentali perché ci permettono di dedurre numerosissime informazioni.

I reperti delle tombe fanno supporre che in primo tempo vi fu una certa convivenza con i Celti delle zone confinanti.

A Misa sembra che la vita si sia interrotta bruscamente. In effetti a quel tempo le invasioni barbariche cambiarono di caratteristiche ed obbiettivi. Mentre in precedenza erano semplici scorrerie finalizzate alla conquista di ricchezze, successivamente diventarono delle vere e proprie campagne di conquista territoriale. Fu così che rapidamente i popoli barbarici si sostituirono agli Etruschi.