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I GALLI |
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I
RAPPORTI CON IL MONDO ETRUSCO
Gli Etruschi per molti anni svolsero un ruolo di mediatore con le popolazioni celtiche del nord. Questa situazione è testimoniata dal fatto che così come in molti reperti del Nord-Europa si trovano oggetti di fabbricazione etrusca, allo stesso modo, in Italia, alcuni ritrovamenti fanno supporre un inserimento nel tessuto etrusco di individui di origine celtica. Testimonianze
di una parziale integrazione tra questi due popoli si possono trovare anche a
Bologna tra i reperti di S.Maria di Cazzano, Marzabotto e Monte Bibele.
LE
INVASIONI
Con
il IV secolo a.C. iniziarono le prime vere invasioni celtiche. All’inizio si
trattava di invasioni finalizzate al saccheggio ma ben presto le carestie li
spinsero alla conquista di nuovi terreni da coltivare. Lo dimostra il fatto che
i Galli che vanno verso Roma per il famoso sacco, reclamano terra agli abitanti
di Chiusi che ne possedevano oltre misura. Con
il passare del tempo le invasioni divennero sempre più violente tanto da
sostituire, traumaticamente, le
popolazioni autoctone.
La
pianura Padana fu interessata dalla discesa di numerose
tribù celtiche:
Gli
ANARI occuparono l’Emilia ovest, posizione chiave per il controllo dei
guadi del Po. I
BOI occuparono la parte che va da Parma alla Romagna – e quindi anche
Bologna che rappresentava l’epicentro del loro territorio. Era il popolo
cisalpino più potente formato da 112 tribù. I
LINGONI occuparono il territorio ferrarese-ravennate. I
SENONI si insediarono nelle Marche ed in parte della Romagna.
LA
CONQUISTA DELL'ETRURIA
Quando i Boi e i Senoni (i Celti rossastri) irruppero nell’Etruria gli Etruschi in un primo momento cedettero alle loro lusinghe, poi si trovarono soggiogati e non abili all’uso delle armi si rifugiarono in altre zone. Fu
così che iniziò anche la decadenza della Felsina etrusca. Testimonianze
di battaglie tra Etruschi e Galli le si possono trovare nei reperti funebri, ad
esempio vicino alla Certosa. Ma è certo che gli Etruschi non essendo popolo
guerriero dovettero soccombere. Alcuni storici affermano che a vi fu anche una
certa resistenza dopo l’occupazione da parte dei Galli. In
tutte le città etrusche occupate dai Galli pare che la vita si interrompa
bruscamente, la città di Misa ne è un esempio emblematico.
Monte
Bibele A
Monte Bibele, nel comune di Monterenzio,
si trova un importantissimo sito archeologico. La zona fu colonizzata dagli
stessi etruschi che probabilmente lo ritennero un luogo sicuro e ben protetto
dalle invasioni barbariche. L’abitato era costituito da circa 40 case per un
numero complessivo di circa 150 persone. Ma la particolarità di Monte Bibele
sta soprattutto nelle armi celtiche che sono state rinvenute. Si ipotizza che
nella comunità si sia inserita una tribù di guerrieri che abbia poi finito per
avere la prevalenza sulla stessa popolazione etrusca. Dalla datazione dei
reperti si sa che dopo qualche decennio la presenza di armi diminuì,
evidentemente al guerriero si sostituì ben presto
il mestiere di mercante ed artigiano.
Per
informazioni ed approfondimenti su Monte Bibele suggeriamo una visita ai
seguenti siti web: - kidslink
LA
PRESA DI ROMA
Gli
Etruschi, guidati da Brenno,
proseguirono fino alla presa di Roma, avvenuta i 18 luglio del 390 a.C.. Fu
un duro colpo per i romani che fino a quel giorno di ritenevano invincibili. Di
questo periodo sono stati tramandati numerosi episodi: quello dei senatori
immobili sui loro scranni; quello delle oche del Campidoglio che con il
loro schiamazzare vanificarono un tentativo di invasione; e quello delle
false bilance con le quali veniva pesato l’oro del riscatto. Famosa fu
la frase gridata da Brenno ai romani che protestavano per l’imbroglio:
“Vae victis” (guai ai vinti!).
I GALLI
Il
loro modo di combattere era alquanto violento, andavano in battaglia senza elmo,
protetti da un solo scudo e con grandi cordoni al collo e alle braccia,
lavoravano bene di spada e terrorizzavano il nemico con urla disumane. Avevano l’abitudine
di tagliare le teste dei nemici ed appenderle alla criniera dei cavalli. Non
era certo l’indole di un popolo
che tende a fare amicizia! Anche
le donne erano forti come gli uomini. Inoltre i Galli avevano un aspetto tutt’altro
che rassicurante: erano di una statura gigantesca, non si lavavano mai e la loro
pelle irsuta emanava un odore impossibile. Una bella differenza rispetto all’eleganza
degli Etruschi! Era
soprattutto un popolo di predatori e guerrieri e così, non sapendo usare le
attrezzature che si trovavano sul territorio, gli opifici ed ogni altra
attività andarono completamente distrutti. A Felsina rimasero circa duecento
anni durante i quali si arrestò ogni forma di progresso. Alcuni
dicono che l’unica traccia che hanno lasciato nei
bolognesi e romagnoli è nel carattere: la passione per il gioco, la
pratica della burla, un po di
individualismo.
BONONIA
Durante
l’occupazione il nome di Felsina fu sostituito con quello di Bononia. Molti
esperti fanno derivare il nome della città dal nome della tribù gallica “Boi”,
oppure da “bona” che in celtico significa città. Pare che i Celti diedero
il nome anche al nostro fiume: il Reno. In
Bologna nessun ritrovamento di abitato è attribuibile ai Celti. Questo appare
logico se si pensa che a loro bastava un poco d’erba per giaciglio e poche
capanne non protette da mura per fare una città. Si
presume che la vera Bologna celtica fosse verso la collina a sud di Viale Aldini
dove fu anche trovato un pozzo contenente vari arredi ed armi. In varie zone della città sono state ritrovate tombe ed anche dei piccoli sepolcreti nei quali vi sono posti vasellami ed armi Etrusche misti ad oggetti Celtici.
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