I ROMANI

                                     

 

Conclusa vittoriosamente la lotta con Cartagine, contro gli Etruschi della Toscana, i romani poterono rivolgere il loro interesse alla pianura Padana.

Dopo una serie di guerre Roma si trovò con molti reduci da sistemare. Furono distribuiti terreni da coltivare. In latino coltivare si diceva “colere” e chi coltivava era detto “colones” e in tal modo si formavano le colonie.

I Galli cercarono di frenare la distribuzione delle terre e facendo ancora affidamento sul loro modo di combattere si  riversarono nuovamente contro Roma ma furono sconfitti.

I Romani inseguendo i Galli giunsero in una immensa pianura con campagne e frutteti meravigliosi, e così i romani si insediarono nella zona.

Il 30 dicembre 189a.C. 3000 coloni guidati da Lucio Valerio Flacco, Marco Attilio Serano, Lucio Valerio Trapone  giunsero nel territori fra il Reno ed il Santerno e lungo le rive dell’Aposa che gli era stato assegnato come colonia, in questa terra fertile.

 

 

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Ma non fu tutto facile per i romani : i Galli venuti a conoscenza che nella zona erano rimasti pochi contingenti di  truppe romane (il grosso dell’esercito era impegnato in una delle tante guerre contro Cartagine) ripresero città e ricchezze.

Così fu necessario un nuovo scontro per riaffermare la supremazia delle legioni di Roma.

 

 

 

 

URBANIZZAZIONE E ORGANIZZAZIONE DELLE CAMPAGNE

 

Inizialmente i romani trovarono certamente un territorio molto distrutto e con pochi abitanti. La loro prima cura fu quella di dividere il territorio alla loro maniera.

Così il territorio fu diviso in CENTURIAZIONI cioè in cento parti di due iugeri l’una (1 Iugero = 2500 m2 circa – terreno arabile in una giornata da una coppia di buoi aggiogati). Venivano distribuiti 50 iugeri ( 126.000 m2) a famiglia e alle famiglie più altolocate 70 iugeri (180.000 m2). Ovviamente si trattava di famiglie che provenivano tutte da Roma.

Questa divisione, che si nota ancora oggi in città ed in pianura, aveva anche lo scopo di eliminare la povertà distribuendo a molte famiglie la terra dei latifondisti.

  

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In breve tempo l'aspetto della campagna cambio radicalmente: molti boschi furono trasformati in campi coltivati, le acque che scorrevano irregolarmente furono regolate ed incanalate , ed i poderi vennero divisi con filari di viti maritate agli alberi secondo l’uso introdotto dagli Etruschi e conservato dai Galli.

 

 

 

 

 

 

BONONIA

I romani si trovarono bene a Bononia perché qui trovarono una ricchissima scelta di prodotti agricoli (cereali, viti, frutta, ulivi ecc.)  e tantissimi allevamenti di bestiame.

Bononia era ancora una città di frontiera. Aveva nelle  vicinanze i Liguri e i Galli, per cui se alle spalle avevano territori in pace altrettanto non si può dire dei territori che le si trovavano davanti.

La città forse in origine fu protetta con un vallo e uno steccato che dopo la completa conquista della pianura Padana scomparvero.

 

 

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Bononia , inizialmente, era un “protettorato” romano inserito nella provincia romana della Gallia. In pratica era un piccolo stato autonomo, legato a Roma, ma con ordinamenti propri.

L'autonomia era anche di tipo militare. In caso di necessità Bononia poteva mettere in campo un suo piccolo esercito comandato da un “supervisore” mandato da Roma.

Quando nell'anno 89 a.C. cessarono le ostilità nella penisola, la città diventò Municipio ed è entrò così a far parte dello stato di Roma. Questo le diede il diritto di partecipare alle elezioni che si tenevano nella capitale.

I cittadini di Bononia  furono iscritti nella Tribù Lemonia (da “tribus” = collegio elettorale) acquistando, in questo modo, la completa cittadinanza romana.

 

 

STRUTTURA DELLA CITTA 

La città era divisa in otto decumani (che vanno da est a ovest) e sei cardines (che vanno da nord a sud).

Di queste, alcune tracce, se ne possono trovare ancora oggi nelle strade del centro storico. 

I decumani e i cardines percorrevano circa le odierne vie come sottodescritto e come sottoillustrato.

 

Le particelle comprese fra queste sezioni ortogonali erano dette insule.

 

 

Il tracciato romano è evidenziato in rosso, la via Emilia, invece, è evidenziata in viola.

 

 

 

D E C U M A N I *

   C A R D I N E S

Schiavonia - Volturno - Marsala

Finzi - Marconi

San Giorgio - Goito

Cesare Battisti - N.Sauro

Monte Grappa - Altabella

Porta di castello - Galliera

  Ugo Bassi  - Rizzoli  (decumano massimo)

D’Azeglio - Indipendenza

Orefici - Caprarie

Archiginnasio - Caduti di Cefalonia

Porta Nova - IV Novembre -  Clavature

Marchesana - Drapperie - Oberdan

Marescalchi - dè Foscherari

 

 

* degli otto decumani ne rimangono alcune tracce soltanto di sette

  

 

 

 

L'antico tracciato romano sovrapposto all'odierna rete stradale.

Si anche può notare che il decumano massimo coincide con la stessa via Emilia. 

 

   

via Clavature è un decumano. via Pescherie non è segnalata come  decumano, ma ha una tipologia che è tipica delle strade di questa zona del centro (strade dritte e strette).

 

 

 

UNA CITTA' IN CRESCITA

 

Gli edifici erano casupole in legno e mattoni crudi, non vi erano fognature e veniva usata l’acqua dei torrenti, il Vallescura e i due rami dell’Aposa.

La città era in continua crescita sia all’interno che nel suburbio. Bononia divenne una città ricca. Furono pavimentate le strade, fatto un impianto di fognature e costruito un grande acquedotto che convogliava le acque del Setta che da 20 chilometri portava l’acqua fino a Bononia.

In Via Carbonesi sorse un teatro o Arena. In Via U.Bassi, di fronte al palazzo comunale, dove attualmente ha sede una banca, sembra vi fosse un grande edificio con un enorme colonnato, forse una Basilica. Fuori S.Vitale fu costruita un'Arena, dove sembra furono giustiziati Vitale e Agricola. Fra Indipendenza e Via Manzoni e Porta Castello sembra vi fosse un grande impianto urbano, forse un mercato.Vennero  costruite le terme.

 

LE GRANDI VIE DI COMUNICAZIONE

 

tratto della via Emilia, rinvenuto nel 1959 sotto la via Rizzoli. Oggi si trova ai giardini Margherita.

 

Il monumento più classico della romanità fu senz’altro la Via Emilia realizzata dal Console Marco Emilio Lepido. Essa era la continuazione della Via Flaminia, che dopo la definitiva sconfitta dei galli fu estesa fino a Piacenza.

La Via Emilia era segnata da pietre miliari, una ogni mille passi doppi (corrispondenti a 1 miglio = 1,472 Km), aveva sedili per viandanti e poste per il riposo e cambio dei cavalli.

 

 

Le funzioni di queste grandi vie era duplice. Da una parte tenevano in soggezione i popoli vinti, dall'altra consentiva un intenso traffico commerciale. Poi con la decadenza di Roma le strade si rivelarono un'arma a doppio taglio, in quanto favorirono la discesa delle invasioni barbariche.

 

 

 

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Tra i monumenti più caratteristici dei romani vi sono sicuramente anche i ponti. Alcuni sono dei veri e propri capolavori ingegneristici, questo perchè i romani, consci della loro virtù, non si preoccupavano di ricercare i punti più facili ove gettare le loro costruzioni, ma si curavano solo di mantenere la strada il più possibile in linea retta. Fu questa filosofia a dare origine alla costruzione di ponti dalla costruzione spesso veramente ardita per il tempo.

A Bologna una tracce di un ponte è stata rinvenuta al Pontelungo (che in precedenza veniva chiamato Pontenuovo).

 

 

LA VITA A BONONIA

 

Molta importanza hanno le pietre tombali che rivelano come la vita fosse molto modesta lontano dai fasti degli archi trionfali.

Sono tombe di una intera famiglia che nella lapide contengono il nome di tutti e rivelano anche le caratteristiche delle famiglie. Sono cavalieri, plebei, liberti. Vi si legge di un pecoraio, un calzolaio, un battiloro, un mercante di schiavi, uno scrivano, alcuni soldati bolognesi, uno scritturale tre medici ecc.

Si ritrovano anche nomi etruschi.  Molto sovente sono ricordate anche le donne.

Non si ha notizie di sontuosi sepolcreti perché tutto, eccetto le lapidi è andato completamente distrutto.

 

 

UN LUNGO PERIODO DI PACE E LA DECADENZA

 

Molte guerre avvennero nelle vicinanze, come per esempio quella che vide i Cimbri sconfitti a Vercelli. Anche le battaglie tra diverse fazioni politiche si svolsero nei dintorni senza mai toccare Bononia.

Non vi fu nessun attacco nemmeno quando Antonio, Ottaviano e Marco Emilio Lepido si riunirono in un'isoletta sul fiume Reno, in località Borgo Panigale, per gettare le basi dell'invasione di Roma che portò alla nascita della Repubblica.

Bologna potè godere di uno straordinario periodo di pace e visse una vita di tranquilla provincia romana senza grossi traumi. Ma dovette subire un forte tracollo economico.Fu turbata anche da un pauroso incendio che, nel 53 d.C., devastò in grandi proporzioni la città. In seguito a questo incendio Bononia ottenne protezione di Nerone che, con una somma ingente, fece ricostruire la città.

 

Le continue lotte fra imperatori che si contendevano l’area padana si rivelò presto un fattore negativo per Bononia. Iniziò così una decadenza che seguì di pari passo quella di Roma.