I PRIMI VESCOVI

 

 

LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI

I cristiani furono perseguitati per secoli. Basta pensare al Circo massimo, al Colosseo e a tutte le vittime che vi sono state. Molti furono addirittura crocifissi lungo le vie periferiche di Roma.

Pure Bologna pagò il suo tributo di vittime. I romani, quando occuparono Felsina, oltre che costruire mercati e magazzini costruirono pure arene dove gladiatori e belve si accanivano contro i  cristiani.

A Bologna ne fu costruita una nel I sec d.C. e si trovava proprio in corrispondenza della chiesa dei Santi Vitale e Agricola, oggi annessa al complesso stefaniano delle Sette Chiese. Si narra che a causa della loro fede cristiana il servo Vitale ed il patrizio Agricola vennero barbaramente torturati ed uccisi proprio nell'arena bolognese. Per ricordare quel duplice martirio fu realizzata la Chiesa che oggi porta il loro nome. Successivamente a Vitale fu anche intitolata la via che lambisce il complesso delle sette chiese: via San Vitale.

 

Chiesa dei Santi Vitale e Agricola: la cripta

 I PRIMI VESCOVI DI BOLOGNA

 

Finalmente, nel 313 d.C., l’editto di Costantino sanciva la libertà di culto per i cristiani. Quindi anche a Bologna occorreva nominare un vescovo. In quel periodo Bologna dipendeva dalla sede metropolita di Milano ed è pertanto da lì che parte la nomina del primo vescovo di Bologna, Zama.

La prima residenza del vescovo fu presso l’attuale Ospedale Militare esattamente nel complesso conventuale dei SS. Naborre e Celso (successivamente in onore del settimo vescovo prenderà il nome dei  SS. Naborre e Felice) nell’estrema parte ovest della città.

 

 

pippo

 

I primi vescovi che furono a capo della curia bolognese sono elencati nella tabella sottostante:

 

nome del vescovo

anno in cui è avvenuta la nomina

Zama

313

Faustiniano

342

Domiziano

sconosciuto

Gioviano

sconosciuto

Eusebio

370

Eustasio

390

Felice

approssimativamente tra il 397 e il 431

Petronio

approssimativamente tra il 431 e il 450

 

 

 

 

 

LA DISTRUZIONE DI BOLOGNA

 

Nel 379 d.C. un governatore di Teodosio il Grande si invaghì di una bella bolognese felicemente maritata e la insidiò. Il marito allora chiese il rispetto ma offeso dal governatore lo uccise.

Come vendetta per questo “affronto” l’imperatore Teodosio ordinò la completa distruzione della città. Caddero le mura di selenite, e le basiliche, i templi, le case ed i teatri che divennero un cumulo di macerie.

Si narra che S.Ambrogio, vescovo di Milano e quindi metropolita di Bologna, in seguito a questa vicenda, chiuse le porte del Duomo di Milano in faccia alla stesso Teodosio, costringendolo così ad un atto di penitenza per i misfatti compiuti.

Questa scena è anche rappresentata in un dipinto che si trova all’interno di S.Pietro sulla parte sinistra.

 

Teodosio I

S.Ambrogio quando venne a Bologna per constatare i danni descrisse la città con le seguenti parole: “un cadavere di una città distrutta”. Si narra che Ambrogio abbia calcato la mano su tale aspetto della città per recare conforto ad un amico che aveva perso una persona cara.

 

 

LE 4 CROCI

 

In seguito indisse una processione attorno alle rovine per affidarne le sorti al cielo. La processione era scandita da quattro stazioni che saranno individuate nelle quattro croci erette in prossimità di altrettanti ingressi in città ed in cui saranno poi inserite le reliquie di santi. Infatti il Guidicini narra che, quando nel 1798 con l’avvento dei francesi, le croci furono spostate a S.Petronio, sotto ad esse furono ritrovate lapidi che parlavano di reliquie, in particolare venivano ricordati S.Ambrogio e Teodosio I .

Secondo la leggenda si narra che S.Ambrogio minacciò di scomunica chi fosse entrato in Bologna per distruggerla e pena la morte appena che fosse giunto ad una della quattro croci”.

 

 

Con i pallini blu sono evidenziate le zone in cui si trovavano le 4 croci

pippo

 

 

Le croci indicavano quattro punti significativi per i bolognesi del tempo. Erano:

 

 

LA CROCE DEGLI APOSTOLI

Che si trovava nelle vicinanze del ponte sulla via Emilia, oggi Piazza Ravegnana

 

LA CROCE DELLE VERGINI

Localizzata presso il torrente Aposa nelle vicinanze del Ponte di Ferro  nell’attuale incrocio fra Via Farini e Via Castiglione

 

LA CROCE DEI SANTI

Situtata presso il teatro romano circa all’incrocio fra le attuali Via Barberia /Collegio di Spagna. sotto questa croce furono trovate le reliquie dei Santi Martiri Teodoro, Marcello, Gervasio, Protasio unitamente alle reliquie di altri 40 martiri.

 

LA CROCE DEI MARTIRI

Che recenti scavi individuano presso la Via di Porta Castello.

Nota: secondo alcuni studiosi fu San Petronio e non Sant'Ambrogio a collocare le 4 croci.

La croce oggi sono visibili all'interno della basilica di San Petronio. Questa è la Croce dei Santi Martiri

 

 

 

S.AMBROGIO

 

Era un uomo dal carattere forte e, come abbiamo visto, era anche capace di tenere testa anche allo stesso Imperatore.

A S.Ambrogio viene attribuita la consacrazione delle prime vergini cristiane tra cui si pone la leggenda di S.Tecla. E, sempre S.Ambrogio, viene attribuita la scoperta, in un cimitero ebraico di Bologna, delle tombe di S.Vitale e Agricola. Tombe che saranno poi spostate, per ordine dello stesso, presso i resti del tempio di Iside (dove c’era una necropoli paleocristiana).

A Bononia S.Ambrogio fu anche protagonista di numerose leggende, molte delle quali avevano per oggetto la ricostruzione della città e delle mura di selenite distrutte dalle invasioni barbariche.

Per l’opera svolta in favore di Bologna resta il ricordo di una chiesa a lui dedicata, ma ora scomparsa.

 

 

S. Ambrogio

 

 

RICOSTRUZIONE DELLE MURA

 

Fu nominato un nuovo vescovo di Bologna, Felice, ed a lui che venne affidata la ricostruzione della città e delle mura di difesa.

E’ certo che la città si era ridotta ai minimi termini e che la maggior parte delle rovine era concentrata nella zona delle attuali Via U.Bassi, C.Battisti, N.Sauro. Non doveva però essere una città in balia del nemico e con poche difese, infatti nel 408 e 419 Alarico e Ataulfo preferirono girarle al largo.

Felice purtroppo muorì senza vedere completata la sua opera di ricostruzione. In suo onore la Chiesa dei SS.Naborre Celso assunse la denominazione dei  SS.Naborre e Felice.

 

 

 

LA NOMINA DI S.PETRONIO

 

Ma chi era Petronio? Da alcuni scritti pare che Petronio fosse figlio del prefetto pretorio della Gallia. Inizialmente intraprese la carriera politica poi però ebbe come una visione e abbandonò tutto per dedicarsi ad una carriera religiosa, così come fecero altri famosi convertiti dell’epoca (Ambrogio, Ilario ecc.).

 

Un giorno fu inviato alla città eterna direttamente dall’imperatore Teodosio II, di cui era alle dipendenze. Doveva contrastare una imperante eresia e cercava consiglio dal Papa.

Il caso volle che proprio quel giorno si trovassero a Roma anche i Legati bolognesi che erano giunti alla città eterna con l’obbiettivo di trovare un sostituto del defunto vescovo Felice.

Ebbene il Papa Celestino I affidò l’incarico di vescovo di Bologna proprio allo stesso Petronio. Secondo la leggenda il Papa fece quella scelta direttamente su ordine di San Pietro che gli era apparso in sogno.

La nomina avverrà il 432. Alla consacrazione presenziò anche S.Ambrogio. Fu proprio in quell’occasione che lo stesso S.Ambrogio ritrovò le reliquie dei Santi Agricola e Vitale.

 

 

 

 

LA "MISSIONE" DI S.PETRONIO

 

Petronio ha un subito un compito difficilissimo. Deve portare a termine l’opera di ricostruzione avviata dal vescovo Felice.

Il compito è arduo ma Petronio lo svolgerà in modo magistrale.

 

Ricostruisce una Bologna completamente devastata. Realizza una nuova cinta muraria e restaura ben otto chiese.

Torna nei luoghi santi e porta in città varie reliquie di santi e martiri :

      - 40 martiri di Gaza , S.Floriano loro capo

      - le reliquie di 5 bambini  caduti nella strage di

         Erode

      - la benda che cingeva la fronte della Vergine

         sulla via del Calvario

      - la ciotola con cui battezzava Giovanni

        Battista

      - un pò di manna del deserto

      - i sandali di cristo

      - disegni e le misure esatte delle chiese dei

         luoghi santi

 

 

Fa costruire anche un monte: il Monte degli Ulivi. Sopra realizza la chiesa di S.Giovanni Munteuliveto (l’attuale S.Giovanni in Monte). Lì una colonna segnala il punto in cui Gesù salì in cielo.

A San Petronio alcuni studiosi attribuiscono anche la realizzazione della Jerusalem Celesti: l’esatta riproduzione delle sette chiese di Gerusalemme.

Sull complesso stefaniano meglio noto con il nome de “Le sette chiese”.

Sulla costruzione da parte di Petronio del complesso di S.Stefano sorgono comunque numerosi dubbi fra gli studiosi. Secondo molti la realizzazione avverrà solo molti secoli dopo, all’incirca verso il 1000, cioè dopo le crociate.

Il declivio  tra S.Giovanni e S.Stefano fu denominato Valle di Giosafat.

 

 

Muore nel 450 e con lui la città perse un punto di riferimento fondamentale per la risoluzione di molti problemi. Il suo culto continuò per secoli anche se rimase limitato alla basilica di S.Stefano. Poi, quando nel 1141 nel santuario di S.Stefano vennero alla luce le sue reliquie, la fama di Petronio venne universalmente riconosciuta. Qualche anno più tardi un anonimo monaco ne scrisse addirittura la vita romanzata.

Nel 1388 la città cominciò a costruire un tempio a lui dedicato: San Petronio!

 

 

 

San Petronio nella scultura realizzata da Michelangelo.

 

Guido Reni (1547-1642). San Petronio, in basso sulla sinistra mentre intercede presso la Madonna per le sorti di Bologna. 

 

Santo Stefano

 

Francesco Raibolini detto il Francia (1450-1517). Sulla sinistra è rappresentato san Petronio.