L'APOSA

 

 

IL TORRENTE APOSA (AVESA)

 

L’Aposa  (Avesa) è un torrente che da secoli attraversa Bologna. Nasce da Paderno, scende la valle di Roncrio raggiungendo i piedi del colle di S.Michele in Bosco e si dirige nel punto del suo ingresso in città fra Porta S.Mamolo e Porta Castiglione.

Ancora oggi, in Viale Panzacchi, è riconoscibile il suo ingresso nella città. Nelle mure infatti vi è un Battifredo (una grata di ferro).

 

 

 

 

 

IL TRACCIATO

 

Prima del 1070 era in attività il solo ramo occidentale che, scorrendo a cielo aperto, entrava in città fra le Porta S.Mamolo e Castiglione avendo su un lato una porticatura (tuttora esistente) ed un sentiero percorribile. Percorso un tratto di Via S.Mamolo (Via D’Azeglio) si immetteva nella Via Val d’Aposa superiore (Via Tagliapietre) e giunto presso il Trebbo dei Carbonesi proseguiva per la Via Val d’Aposa inferiore, costeggiava quindi il Palazzo Comunale per la Via Fieno e Paglia (Via Venezian) , Porta Castello, Voltone dei Gessi,  e quindi proseguiva per Via Galliera, Via Avesella. Usciva dalla città circa a Porta Galliera immettendosi nel Canale Cavaticcio.

 

 

LO SDOPPIAMENTO

 

Nel 1070, riattivando una preesistente fossa di epoca romana, venne realizzato il ramo orientale dell’Aposa.

Questo ramo si staccava dal Ponte della Pietra fuori Porta S.Mamolo e in corrispondenza di Viale Panzacchi entrava in città fra le Porte Castiglione e San Mamolo. Attraversava i campi (dove sorgerà poi il Convento dei Monaci di S.Bernardo) e proseguiva là dove verranno poi costruite le Vie delle Ballotte, de’ Vascelli, del Cestello, la chiesa del SS.Crocefisso e Via Chiuvare. Costeggiando quindi il muro del Convento di S.Domenico proseguiva fra le case dei Cospi , dei Calderini e Zambeccari ed infine la chiesa dei SS.Cosma e Damiano presso il luogo detto del Ponte di Fero (Via Farini incrocio con Castiglione). Vie Chiavature, Caprarie, Beccarie, il Pellatoio e poi ancora per le Vie  dell’Inferno, Valdonica, passando accanto alla Chiesa di S.Martino ed attraversando l’omonimo convento fino alla Via delle Tuate (Via Moline). Si introduceva fra le case di Via Capo di Lucca, Borgo di S.Pietro e giungeva alle mura di Galliera da dove finalmente usciva dalla città. Detto corso serviva 26 mulini.

 

 

 

Lo sdoppiamento venne realizzato non tanto per ragioni “idriche”, quanto piuttosto per ragioni militari ed igeniche. Era consigliabile costruire i mulini proprio su questo lato della città visto che la parte orientale garantiva una migliore protezione militare. Inoltre si aveva anche il vantaggio di uno sdoppiamento dei servizi: mentre il ramo orientale alimentava i mulini, quello occidentale veniva utilizzato per lo smaltimento delle acque reflue e delle immondizie.

Presto la portata idrica dei due rami si rivelò insufficiente per alimentare i 26 mulini e così vennero immesse anche le acque dell’antico acquedotto romano. Anche così non si ottennero grossi benefici, per cui, come afferma il Gudicini, i bolognesi furono costretti a servirsi dei mulini dell’Idice e del Savena per le loro macinazioni.  

Il torrente Aposa venne invece utilizzato da tintori, cartolai e conciatori. Con l’apertura della Via Cartoleria, dove scorreva anche una diramazione del Savena, anche i cartolai e conciatori furono costretti a trasferirsi altrove e così il torrente fu destinato ai battocci delle lavandaie ed alla irrigazione di orti.

 

 

    

Il tratto occidentale dell'Aposa

 

 

Il tratto orientale dell'Aposa

 

 

 

PONTI

 

Circa nel 1250 i bolognesi ottennero il permesso di costruire un ponticello davanti alla chiesa di S.Maria Maggiore per attraversare l’Aposa, e nel 1299 venne costruito un altro ponticello in pietra presso la chiesa di S.Arcangelo e detto Ponticello di S.Arcangelo  all’incrocio di Via Gargiolari con la Via S.Margherita.

Un ponticello molto più antico è oggi visibile percorrendo l'antico tracciato sotterraneo recentemente restaurato.  In corrispondenza di Via Rizzoli vi è l’arcata di un ponte romano che permetteva il passaggio del Decumano  Massimo e della Via Emilia.

 

 

Il tracciato sotterraneo dell'Aposa.

 

  

 

 

LA COPERTURA

 

Nel corso dei secoli al torrente furono apportate molte manutenzioni e variazioni. Comunque le condizioni igienico sanitarie erano insoddisfacenti e si iniziò la copertura del ramo orientale cominciando dalla zona di Via dell’Inferno e S.Martino dove si accedeva con un ponticello.

Le acque scorrevano spesso nei pressi di case o all’interno dei cortili e la loro tombatura consentiva di ricavarne aree edificabili. Le concessioni venivano rilasciate alla condizione che  i “volti” (coperture) rispettassero l’alveo. Una delle prime concessioni risale al 1440 rilasciata ad un proprietario di case in Via del Carro per la costruzione di un “volto” sull’Aposa che scorreva dietro le sue proprietà.

 

OGGI

 

Oggi l’Aposa scorre all’interno di un condotto in muratura  da Roncrio a Via Bovi Campeggi dove le acque ritornano visibili  e si uniscono a quelle del canale delle Moline, e confluiscono nel canale Navile al sostegno della Bova.