LA NASCITA DEL COMUNE

(fotografie scattate al museo del soldatino di Villa Mazzacurati, via Toscana, Bologna)

 

 

L’INIZIO DELLA COSCIENZA COMUNALE

 

La città di Bologna era controllata dall’Imperatore tramite la contessa Matilde di Cannossa. Il suo dispotismo era violento e i cittadini bolognesi mal digerivano questo governo.

Quando nel 1115 giunse in città la notizia della morte della Matilde di Canossa, il popolo Bolognese assaltò il Castello dei funzionari di Matilde e lo distrusse. Del castello non è rimasto niente. A sua memoria solo il nome della via: Via Porta di Castello. La presenza delle antiche rovine è però avvertibile nel livello del terreno che, proprio in prossimità di questa via si “alza” abbondantemente.

Alla notizia l’imperatore Enrico V scese subito in Italia per punire i rivoltosi. Le sue truppe sono però molto scarse ed è costretto ad accettare le richieste delle città.

Ai mercanti concedette la libera navigazione sul Reno e sul Po ed agli allevatori della pianura diede il diritto di pascolo e l’esenzione del mantenimento dei messi imperiali in transito.

Tutti questi avvenimenti contribuiscono a dare fiducia al popolo. Ha così inizio il primo tentativo di collettività, universitas civiu (totalità dei cittadini).

 

 

Nel 1123, con una libera votazione vengono eletti i primi “consoli dichiarati”, bolognesi per grazia di Dio”. Restavano in carica un anno ed erano eletti da una ristretta cerchia di famiglie facoltose e dai canonici della cattedrale. I consoli dovevano prendersi cura di questioni di vitale importanza: assicurare i rifornimenti di viveri garantendo la circolazione delle merci sia interna che esterna, controllare i dazi, l’artigianato ecc.

Il momento è favorevole per tutti coloro che vogliono tentare una rapida scalata sociale. In poco tempo l’immigrazione aumenta e tra i cittadini più ricchi sono numerosi quelli che investono acquistando terre.

 

 

 

 

LA DIETA DI RONCAGLIA

 

Intanto ad Enrico V era successo Federico I detto Barbarossa. Contrariamente  al suo predecessore, Federico I riconobbe subito questa nuova situazione. Nel 1158 con la “Dieta di Roncaglia” si decise il futuro dei Comuni. All’importante incontro di Roncaglia Bologna inviò quattro celebri giuristi scolari di Irnerio: Bulgaro, Martino, Jacopo e Ugo.

 

Ai Comuni venne riconosciuto il diritto di:

- Amministrare la giustizia

- Aprire una zecca

- Innalzare Rocche e Castelli

- Organizzare eserciti

- applicare la tassa di Fodro e Albergarla

 

In cambio il Barbarossa si riservò il diritto di inviare i suoi consoli nelle varie città.

I Consoli, erano di fatto dei funzionari imperiali. Venivano scelti direttamente dall’imperatore.

Bologna, invece,  era una di quelle città a cui il Barbarossa aveva concesso il diritto di eleggere, attraverso libere elezioni, i suoi Consoli.

 

CURIOSITA’ : Roncaglia era una località in territorio di Piacenza che doveva essere tenuta sgombra da alberi ed arbusti in quanto sede fissa dell’accampamento imperiale quando questi scendeva in Italia. Per questo doveva essere continuamente “roncata”. La roncola  era un attrezzo usato dai contadini per tagliare arbusti e piante.

 
 

 

  

LA LEGA LOMBARDA E IL CARROCCIO BOLOGNESE

 

 

 

I Consoli  imperiali in realtà si comportarono con estrema durezza tanto da sollevare le ire dei Comuni in tutto il Nord-Italia che si riunirono nella Lega Lombarda nel tentativo di opporsi all’Imperatore. Anche Bologna apparteneva alla Lega Lombarda e ne entrò a far parte nel 1176.

Nel 1171 in uno scontro con Faenza, rimasta fedele all’imperatore, si nomina per la prima volta il carroccio bolognese.

Il “carroccio” è il simbolo della libertà contro l’imperatore.

E’ un piccolo carro che contiene dieci armati e un sacerdote. Li guida un nobile cavaliere munito di scudo e spada.

Nel mezzo del carro vi è una asta dove sventola la bandiera di seta bianca con croce rossa.

E’ tirato da buoi coperti con un drappo bianco e rosso, e su di esso suonano trombettieri anch’essi vestiti in bianco e rosso.

           

 

 

 

 

 

POPOLAZIONE CHE SI PREPARA ALLA GUERRA

 

I rintocchi delle campane del Comune davano ritmo alla guerra bolognese: quando la spedizione era lontana, la campana suonava notte e giorno lentamente per un mese; mentre quando il nemico si avvicinava le campane prendevano a suonare a stormo.

All’avvicinarsi del nemico il Gonfalone ed il Carroccio venivano fatti uscire dalle mure. Veniva accesa una candela alle porte della città e prima che fosse spenta tutti dovevano essere al loro posto armati di tutto punto.

 

 

 

 

Tutti gli uomini dai 18 ai 70 anni abbandonavano le proprie attività e vestivano le armi a seconda del corpo assegnato:

PALVESARI 

con scudo e palvese , cervelliera e lancia. (palvese =  Scudo rettangolare    largo un metro e alto due)

ARCERI

BALESTRIERI

FANTI con spada

CAVALIERI  coperti con armature ferree, scudo , lancia e spada.

 

Uscivano anche le macchine da guerra:

TORRI MOBILI

BALISTE

grossa macchina simile ad una balestra atta a lanciare grossi sassi o dardi

MANGANI

macchina per lanciare proiettili di grosse dimensioni

TRABUCCHI

 macchina per lanciare oggetti infuocati contro le difese nemiche

 
 

 

 

LE PRIME RIVOLTE DELLA LEGA LOMBARDA

 

   

Si organizzano così le prime rivolte dei Comuni aderenti alla Lega Lombarda.

Le popolazioni insorgono ma vengono fermate dalla discesa in Italia dell’Imperatore. Tutte le città ribelli vennero private di tutte le loro mura.

Anche Bologna si era ribellata ma di fronte alla strapotenza dell’esercito imperiale ebbe la prontezza di chiedere umilmente perdono. Nonostante il pagamento di una ingente somma Barbarossa distrusse ugualmente tutte le difese della città.

L’imperatore così nomina a Bologna un suo luogotenente: Benzone. E’ un vero tiranno e Bologna sopporta aspettando il momento più opportuno per rivoltarsi. Approfittando del fatto che l’imperatore è in Germania il popolo si ribella entra nel palazzo imperiale e getta dalla finestra Benzone.

  

 

 

BATTAGLIA CONTRO L’ARCIVESCOVO

 

Dopo le rivolte della Lega Lombarda le regole della Dieta di Roncaglia non verranno più rispettate. L'imperatore scende nuovamente in Italia con il suo esercito dando inizio ad una aspra battaglia contro i Comuni.

L’aver abbattuto il simbolo imperiale, la rocca di Bezone, è il segnale della riscossa.

Mentre l’esercito della Lega sconfigge Federico ad Alessandria la milizia bolognese è impegnata nella battaglia contro l’Arcivescovo Cristiano di Mangonza. Al fianco delle milizie bolognesi vi sono anche quelle di Brescia, Milano, Piacenza, Cremona, Parma, Reggio, Modena, Padova e Verona.

La battaglia contro le milizie dell’arcivescovo avviene attorno alla rocca di S.Casciano, luogo in cui si trovavano le truppe alleate della Lega Lombarda.  Nonostante una strenue difesa le truppe alleate verranno sconfitte dalle truppe dell’arcivescovo.

 

 

 

 

LA VITTORIA DI LEGNANO

 

In realtà è una sconfitta che vale come una vittoria. La battaglia ha infatti impedito il ricongiungimento delle truppe dell’arcivescovo con quelle dell’imperatore. E l’Imperatore, stretto fra due fuochi fra Alessandria e Tortona, dovrà subire la pesante sconfitta di Legnano.

L’imperatore si arrese e la pace con il Papa, che doveva essere firmata a Bologna, fu invece firmata a Venezia nel 1177.

In cambio del consenso al rinnovamento della Lega di Pontida i Comuni riconobbero all’imperatore i diritti di REGALIA, FODRO E ALBERGARIA.

 

FODRO-ALBERGARIA: Secondo il diritto germanico era l’obbligo ai prossessori di terre o le comunità di fornire sostentamento (spec.foraggio per i cavalli) e ospitalità in caso di passaggio dell’imperatore, del suo seguito o di pubblici ufficiali : in seguito venne convertito in prestazione pecuniaria.)

 

  

La tregua di sei anni terminò con la pace di Costanza (1183) nella quale vennero riconosciute le tutte le libertà comunali.

Tutte le città si riconciliarono con l’imperatore facendogli grandi festeggiamenti tutte le volte che discendeva in Italia.

Negli anni la Lega si rinnovò spesso ma Bologna fu sempre presente. Mentre le altre città, con la lusinga di diventare più forti, stipulavano alleanze con l’imperatore (divenendo quindi ghibelline),  Bologna restò fedele alla Lega e rimase quindi di parte Guelfa.

Sette anni dopo l’imperatore Barbarossa muore annegato durante una crociata. I Comuni ne approfittano rafforzando la loro autonomia.