LA CATTURA DI RE ENZO

 

 

RE ENZO

 

FedericoII ha in programma la restaurazione del suo potere. L'imperatore ha già ottenuto grossi successi contro le città della Lega. 

Il figlio dell'Imperatore, Enzo (detto anche il falconello di Svezia) è la speranza di successione. Idolo delle donne, Enzo in campo di battaglia si trasforma in demonio per la sua violenza in combattimento. Nel 1240, alla Meloria, ha affondato ben 22 navi genovesi!!

Enzo non ha solo doti da grandi guerriero, è anche spietato e disumano, non si risparmia mai le torture agli infedeli. E’ sempre in guerra contro qualsiasi città ribelle e dove passa lascia dietro di sé incendi e distruzioni.

 

 

Lo stemma della Casa reale di Svevia e del Sacro Romano Impero.

Narrano le cronache:

"...la terra era diventata un deserto. Nessuno coltivava i campi in quel tempo si compivano grandi orrori tanto che ogni uomo aveva timore nell'incontrare un altro uomo..."

 

Conquista Faenza, Piacenza, Cremona, Brescia, Mantova, Vercelli ecc.

Intanto continua la rivolta della Lega Lombarda. Molte città si ribellano e invitano alla resistenza. Parma viene riconquistata da Enzo proprio mentre Bologna convince le Romagne ad entrare nella Lega contro l'Imperatore.

Alla conquista di Parma i bolognesi cominciarono a tremare!

 

 

LA BATTAGLIA DI FOSSALTA - LA CATTURA DI RE ENZO

 

Per marciare su Bologna Enzo, raduna le truppe fedeli all'imperatore a Cremona.

Sempre a Cremona si sposa con una nipote di Ezzelino da Romano. Ma non ha tempo per la sposa che scompare anche dalle cronache.

Si avventa contro Reggio Emilia e si dirige verso Modena. Avanza con pochi fedeli (la guardia del corpo e un reparto di cremonesi), è convinto che si tratterà solo di una normale scorreria. Raggiunta Modena e unitosi a loro si volge finalmente allo scontro con i bolognesi.

L'esercito bolognese ne previene le mosse e lo affronta a Fossalta sul Panaro.

All'inizio fu uno scontro ravvicinato ma all'improvviso apparve la cavalleria bolognese che al gran galoppo si getto su un fianco dello schieramento sorprendendo Re Enzo.

La lotta durò per tutta la giornata e a Ponte S.Ambrogio Enzo fu disarcionato. Si era troppo allontanato dai suoi. Enzo continuò a combattere a piedi.

Tre bolognesi, Lambertino dei Lambertini, Lamberto Bottrigari e Michele degli Orsi,  riuscirono a disarmarlo e farlo prigioniero insieme a duecento dei suoi.

 

La cattura di Re Enzo in un disegno di Enzo Maria Carbonari tratto da "La montagna incantata",  pubblicato con il patrocinio della Fondazione Federico II di Jesi.

 

 

GRANDI FESTAGGIAMENTI

In un primo tempo fu tenuto per tre mesi nel castello di Castelfranco sorvegliato da un corpo di guardia formato da tedeschi, e successivamente ad Anzola.

I bolognesi per questa ghiotta preda volevano organizzare un’entrata trionfale in città.

Fu fatto entrare su di un mulo e dietro di lui, a piedi, lo seguivano i suoi soldati.

Mossero verso di lui Anziani e Magistrati, frati e artieri con le trombe e fiaccole, croci e orifiamme.

Il corteo fu incontrato alle porte della città dal vescovo, dal clero e da tutto il popolo festante.

Narrano le cronache dell'epoca:

           

 

Un immagine tratta dalla prima "Felsinaria".  La rievocazione della cattura di Re Enzo.

 

“Tutte le strade erano affollate di gente curiosa di vedere fra i prigionieri il Principe Enzo, e per essere figliolo di  così potente signore, e perché egli stesso re.

Oltre di ciò la sua fresca età di 25 anni , biondi i capelli dorati che gli scendevano fin sopra i fianchi, la gigantesca figura per cui sovrastava a tutti gli altri captivi, la nobiltà e la maschia bellezza del viso, su cui vedevasi vivamente espressi il suo valore e la sua sventura, facevano oggetto della universale ammirazione”

 

Il Podestà e il Cardinal Legato furono accolti con tutti gli onori facendoli passare sotto un baldacchino ricchissimo sorretto da giovani vestiti di rosso e turchino.

La sera stessa si tenne una veglia di ringraziamento nella Cattedrale e quindi Enzo fu rinchiuso nel  nuovo palazzo del Comune. (L'odierno Palazzo re Enzo)

 

 

 

 L’IRA DI FEDERICO II

 

I maggiorenti della città fecero sapere che potevano essere riscattati tutti i prigionieri ma non Enzo.

Dapprima Federico II si rivolse alla città con allettanti proposte poi con minacc:

"….noi vi  domandiamo e comandiamo che vogliate lasciare tosto libero il nostro diletto figlio Enzo, Re di Sardegna.

Se ciò farete, noi esalteremo la vostra città al di sopra di tutte le altre (si narra che avesse offerto tanto oro da  poter cingere le mura della città); se nol farete il nostro grande e trionfale esercito assalirà Bologna sottomettendola a tale castigo da farla diventare favola e obbrobrio delle nazioni"

 

Aggiungeva anche che i bolognesi ricordassero che aveva dominato i milanesi più forti di loro. E proseguiva con le minaccie:

"Assalterò con il mio esercito e conquisterò la città e la spaccherò dalle fondamenta. "

 

Rolandino dé Passeggeri per conto del comune rispondeva:

"Non speri la sua maestà di atterrirci con gonfie parole: noi non siamo canne di palude che un po’ di vento agita e sbatte, né siamo  brume che si dissolvono al sole.

Re Enzo ci appartiene, come crediamo, per nostro diritto, e lo terremo.

Contro la sua volontà impugneremo spade e resisteremo da leoni. Se verrai ci troverai… saremo come leoni, e col tuo esercito copri pure la pianura ma ricordati che qualche volta capita che un piccolo cane divori un cinghiale.."

 

La vittoria di Bologna a Fossalta aveva segnato l'indebolimento del potere imperiale che, romano d'origine, tedesco di fatto, aveva dominato il medioevo.

Canossa, Legnano e Fossalta sono le tappe decisive per questa decadenza.

I suoi successori non riuscirono a ripristinare gli antichi privilegi.

 

 

UNA PRIGIONE DORATA

 

Re Enzo rimase prigioniero per 22 anni ma fu una prigionia generosa e benevola.

Si mormorava in giro che di notte veniva rinchiuso in un locale a doppia mandata di chiavi; si disse che veniva richiuso in una gabbia appesa la soffitto e guardato a vista e che era incatenato ma con catene d'oro!

In realtà era trattato con molta deferenza. Era preoccupazione dei maggiorenti della città di fornirgli i cibi che desiderava mettendogli a disposizione un cuoco.

La prigione era bella, spaziosa, ricca di vivande e lui era mantenuto vestito degnamente. I migliori cittadini gli facevano compagnia. Aveva al servizio medici, sarti, calzolai e cuochi.

Guinizzelli gli dedicava poesie. Le più belle donne gli cantavano serenate.

 

 

 

 
 

 

 

 

TRA LEGGENDA E VERITA'

 

Ebbe anche una relativa libertà, anzi si suppone che avesse una relazione  con la contadinella Lucia Viadagola, dalla quale nacque un bambinello. Salutava la donna con un "Ben-ti-volo" che si dice abbia originato la famiglia Bentivoglio, ma in realtà era molto più antica.

Di certo si narra che le dame facevano a gara per conquistare la sua simpatia.

Nel suo testamento redatto e sottoscritto prima di morire, fa riferimento a tra figlie: Elena, Maddalena e Costanza. La prima nacque in Sardegna da Adelaide ma le altre furono certamente frutto di amori bolognesi.

Certo è che dopo un primo momento di prigionia sorvegliata ebbe in seguito una certa libertà e tutto il palazzo del Comune a disposizione. Palazzo che la credenza popolare dice che fosse stato costruito appositamente e che prese per questo il suo nome, cosa non vera in quanto il palazzo fu costruito molti anni prima.

Le cronache, vere o inventate, narrano che una volta avesse tentato la fuga nascondendosi dentro una brenta portata in spalla da un portatore di vino.

Una donna si era affacciata alla finestra per vedere dove si era rifugiato un maialetto di sua proprietà e vedendo la bionda criniera cominciò ad urlare “Scappa…..scappa!"

Da questo episodio si dice ebbe origine la tradizionale “festa della porchetta".

 

 

Il tentativo di fuga fallì e il Comune per  riconoscenza concesse alla famiglia della donna il nome di Scappi. Tutto questo è certamente dubbio. La cosa però si tramandò in tal modo che quando fu costruito il Palazzo del Podestà in una formella fu rappresentato l'episodio. 

 

 

 

 

Sulla destra un irriconoscibile palazzo Re Enzo. Affianco al palazzo erano stati innalzati altri palazzi.

 

Palazzo Re Enzo dopo i restauri, o forse sarebbe meglio dire i rifacimenti di Alfonso Rubbiani.  L'aspetto odierno è un clamoroso falso storico.

 

Ecco come si presenta oggi. Gli edifici al suo fianco sono stati completamente demoliti.

 

2003: fa discutere la realizzazione delle "gocce": il punto informativo della città.

 

LA MORTE DI ENZO

 

Morì nel 1272 a 52 anni molto acciaccato e invecchiato. Anche suo padre i fratelli e nipoti non ebbero migliore fortuna: Federico, Corrado morì improvvisamente, Manfredi morì nella Battaglia di Benevento, Corradino decapitato a Tagliacozzo. La città gli rese gli onori della regalità e lo fece seppellire in S.Domenico. La spada d'oro in mano ed una corona al fianco.

Il sepolcro fu rifatto nel 1731 rispettando il primitivo disegno con un suo ritratto di profilo con un elmo in testa.

Muore un personaggio importantissimo per Bologna. Forse l'unico che sia entrato così profondamente nella memoria del popolo bolognese, ed ancora oggi non se lo dimentica.

 

La copertina (opera di Stefano Cantaroni) del disco dedicato a Re Enzo ed interpretato da Riccardo Majorana e da Lucio Dalla