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| IL CANALE DI RENO |
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IL TRAGITTO
Oggi il Reno dopo vari traversie compie un tragitto di 210 chilometri verso il mare sfociando nell’Adriatico all’altezza delle Valli di Comacchio poco a sud del Lido di Spina. A monte del ponte di Casalecchio si trova la chiusa che dà origine al Canale di Reno ed alla quale si deve gran parte dello sviluppo della città.
LA GRADA
In Via Calari, sul retro di Santa Maria della Grada (iniziata nel 1632), sotto due piccole archeggiature è tuttora appesa ad una catena una grande grata di ferro: la grada. La funzione della grada era quella di sbarrare il Canale Reno per impedire l’ingresso in città ad estranei e contrabbandieri.
I BAGNI PUBBLICI
Nel Canale di Reno “…I bagni a pubblica vista erano vietati finché sia scorsa la prima ora di notte...” dentro e fuori la città, mentre era permesso in tutti gli altri luoghi purché in costume decente. Il 3 agosto 1889 sul Canale di Reno fu creato il primo bagno pubblico, una vasca lunga 110 metri che permetteva anche a coloro che non potevano permettersi la villeggiatura, di rinfrescarsi dall’afa estiva senza incorrere in onerose sanzioni. Il 30 Giugno 1910 in Via Milazzo ne fu inaugurata una più moderna che prese il nome di "vasca natatoria".
VITE E MORTE SUI CANALI
I canali diventano protagonisti di scene di vita quotidiana. Alla domenica, presso Corticella, le rive nei pressi del fiume Reno si popolano di dame abbigliate alla moda e di giovani galanti e di mamme con i bambini. Mentre in città i ponti sui canali diventano trampolini per tuffatoti professionisti, funamboli e giocolieri che per qualche soldo sono sempre pronti a divertire gli spettatori. Alla notte invece erano gli ubriachi che, usciti dall’osteria, correvano il rischio di cadere nei canali. Vi erano anche i suicidi. I corpi venivano tratti a riva con una pertica munita di uncino in dotazione ad una locanda detta Osteria del Salvataggio. Nel canale nei pressi della chiesa delle Lame, unica costruzione sull’acqua, vi è una lapide che ricorda il sacrificio del lavandaio Cesare Tartarini che annegò il 20 luglio 1878 per salvare un ragazzino caduto accidentalmente nel canale.
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Veduta di Bologna. In primo piano il ponte sul Reno
Bagnanti nel canale di Reno in via della Grada, inizio del XX secolo.
la casa sul canale Reno di Casalecchio. Qui venivano frantumati i ghiacci al fine di favorire il deflusso dell'acqua. |
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I LAVATOI
Le rive del Canale di Reno erano il regno delle lavandaie che affollavano i lavatoi comunali in località Crocetta, al Ponte della carità, al Ponte delle Lame sul retro della Chiesa della Visitazione ed in Via Capo di Lucca. I panni venivano stesi nei terrapieni lungo le mura o nel prato di Magone.
Il lavatoio presso l’Ospedale maggiore, vicino al Ponte delle Lame era a trincea con una barriera in muratura scavata lungo la riva del canale e munita di un parapetto dal quale le donne, all’asciutto o quasi, si affacciavano per immergere i panni nella corrente. Il lavatoio della Grada era a “gradinate”, le lavandaie poggiavano i piedi sullo scalino più alto fra quelli immersi e lavoravano sul gradino soprastante. Il tipo di lavatoio più diffuso era quello a “battocchio” che constava di una vasca in muratura fornita da un bacino di sedimentazione o alimentata direttamente da derivazioni.
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LA COPERTURA DEL RENO
Nei primi anni del ‘900 le acque analizzate risultarono non meno inquinate di una fogna e così nel 1880 si iniziarono i lavori di copertura dei canali. Oggi resistono ancora due edifici che sono profondamente legati alla storia di questo fiume: la Chiesa della Madonna del Ponte delle Lame ed il Convento di Santa Maria Nuova, poi trasformato nella Manifattura Tabacchi dopo la spogliazione del 1899. La chiesa venne costruita nel 1527 dopo la pestilenza presso l’immagine della Vergine dipinta sul ponte delle Lame.
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Canale di Reno in un dipinto di Basoli del 1830. Sullo sfondo la Chiesa del Ponte delle Lame.
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