<% call writeVisita(request.ServerVariables("URL")) %> 4 gennaio 1991

      

 

 

 

ricostruiamo gli eventi di quella tragica notte

 

 

PATTUGLIAMENTO AL PILASTRO

 

4 Gennaio 1991, una nebbia fittissima ed umida avvolge  il Pilastro. Mancano pochi minuti alle 22.00 ed una pattuglia composta da 3 carabinieri sta percorrendo le strade del Pilastro,  a bordo di una Fiat Uno. I Carabinieri sono in tre, si chiamano Otello Stefanini, Mauro Mitillini, e Andrea Moneta, sono tutti sui 20 anni. Sono in perlustrazione al Pilastro perché pochi mesi prima qualcuno aveva tentato di dare fuoco alla ex scuola Romagnoli, utilizzata da tempo come ricovero per 300 extracomunitari.

 

I 3 carabinieri incontrano una volante della polizia. Quattro chiacchiere con i colleghi per risvegliarsi dal freddo tepore invernale. L’atmosfera è rilassata. Al Pilastro è tutto tranquillo.

 

    

Fabio Savi

 

 

 

QUELLI DELLA UNO BIANCA

 

Improvvisamente il destino dei 3 giovani carabinieri  incrocia quello della banda della “Uno Bianca”. Uno spietato gruppo di poliziotti assassini che tra la fine anni 80 e l’inizio degli anni 90 ha seminato terrore e morte lungo tutta l’Emilia Romagna. Stragi, delitti, rapine, eccidi. Tutto senza una logica e soprattutto senza lasciare traccia. Benzinai, zingari, extracomunitari, carabinieri, impiegati di banca, testimoni. Spaventa il fatto che nel mirino ci sia gente comune. 

 

Roberto Savi

 

 

 

LA STRAGE

 

Quel giorno la banda della Uno Bianca stava andando a a San Lazzaro in cerca di un’auto da rubare. Al Pilastro erano solo di passaggio.

Ad un certo punto, in via Casini, all'altezza delle Torri, sono sorpassati dalla Fiat Uno dell’Arma. Il sospetto che i tre carabinieri stessero prendendo la targa della loro auto rubata è così divorante che, nella loro lucida ed allucinante pazzia, la banda decide di distruggere per sempre le prove della loro presenza compiendo quella che verrà per sempre ricordata come la strage del Pilastro.

 

 

 L'articolo de La Repubblica

 

 

La Uno Bianca accelera, affianca l'auto dei carabinieri, e dal finestrino Roberto Savi esplode alcuni colpi lungo la fiancata sinistra della vettura dei carabinieri.

Otello  Stefanini, alla guida dell’auto viene ferito gravemente. Pur ferito mortalmente accelera cercando di fuggire. Purtroppo non ce la fa, le ferite sono troppo gravi. Perde il controllo della vettura e va a sbattere contro dei cassonetti dell’immondizia.

 

 

 

Berretta AR70: la micidiale arma d'assalto usata dalla banda della Uno Bianca al Pilatsro

 

 

Dalla Uno Bianca scendono due uomini e da dietro cominciano a proiettare una valanga di proiettili sulla Uno dei carabinieri. Una potenza di fuoco devastante. Una trentina di colpi in pochissimi secondi.

 

Mitillini e Moneta escono dall’auto sparano e riescono anche a ferire Fabio Savi. Ma davanti ad un arsenale da guerra i due carabinieri non hanno nessuna possibilità di salvezza. Soccombono inevitabilmente sotto una pioggia di 222 Remington, piccolissimi, micidiali proiettili ad alta velocità che devastano tutto ciò che colpiscono.

 

Quindi, gli assassini raggiungono la vettura e finiscono i tre carabinieri con un colpo alla nuca. Prelevano l’ordine di servizio e fuggono dal Pilastro con la complicità della densa nebbia di gennaio.

 

A poche centinaia di metri i banditi abbandonano la loro UNO Bianca, e dopo averla cosparsa di benzina le  danno fuoco.

 

Michele Martelli

gennaio 2004

 
 
 
       
 
 
   
 
   
 
   
 
   
 
   
 
La Uno Bianca dei Savi ritrovata bruciata a poche centinaia di metri di distanza.

 

 
 

Il foro di una pallottola sulla fiancata della Uno Bianca.