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la cattura della banda della Uno Bianca
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DUE POLIZIOTTI RIMINESI La pista che porta ai fratelli Savi, verrà individuata per mano di due poliziotti di Rimini, Luciano Baglioni e Pietro Costanza. Dietro di loro, Daniele Paci, magistrato della procura di Rimini. I due poliziotti, sapendo che la banda si stava ormai dedicando alle sole rapine in banca, decidono di concentrare tutti i loro sforzi in questa direzione. Analizzano a fondo i filmati delle banche rapinate e giungono ad una importante conclusione: la banda conosce alla perfezione le banche che rapina. Evidentemente i killer effettuano dei sopralluoghi accuratissimi prima di colpire. I due poliziotti, convinti di essere sulla strada giusta, cominciano a piantonare le banche più conformi alle esigenze della banda. Dopo nove mesi di infruttuosi controlli sarà una banale coincidenza a condurre i due poliziotti verso la banda della Uno Bianca.
Luciano Baglioni Ispettore Superiore Polizia di Stato
UNA TARGA INFANGATA La mattina del 3 novembre 1994, davanti alla banca di San Giustina di Rimini, i poliziotti notano una Uno bianca che si aggira molto lentamente nei dintorni della banca. Un altro dettaglio la rende particolarmente sospetta. La vettura pur essendo completamente pulita presenta una targa talmente sporca di fango da farla risultare illeggibile. Con grande perspicacia, i due agenti iniziano a pedinare l'autovettura. Giungono fino ad una abitazione di Torriana, un paesino dell’entroterra riminese. L'automobilista sospetto scende dall'auto ed entra nel suo appartamento. Quell'uomo è Fabio Savi, uno dei killer della Uno Bianca. C'è tempo anche per un momento di suspance. Pochi istanti dopo, Baglioni e Costanza incontrano Fabio Savi in un bar del paesino di Torriana. Saranno momenti di grande tensione. I due agenti sospettano che il Savi sia venuto a conoscenza del loro pedinamento. In realtà è solo una coincidenza, il killer è ancora all'oscuro di tutto.
FABIO SAVI Fabio Savi chi è? Un ex appartenente alle forze dell'ordine, fratello di Roberto, poliziotto in attività alla Questura di Bologna. Tornati a Rimini Baglioni e Costanza analizzano il video di una telecamera a circuito chiuso presente in una delle banche rapinate. Confrontano l'immagine del rapinatore con quella di Fabio Savi e scoprono che sono la stessa persona: Fabio Savi è uno dei killer della Uno Bianca. Le indagini da quel momento procederanno velocemente verso l’individuazione di tutti i componenti della banda della Uno Bianca.
Pietro Costanza Sovrintendente Polizia di Stato
ARRESTATI 5 POLIZIOTTI L'attenzione si sposta su Roberto, il fratello che lavora al 113. Dagli orari di lavoro risulta una coincidenza più che sospetta: quando la Uno bianca compie le sue gesta criminali lui non è mai in servizio. Roberto, infatti, è un altro componente della banda. E' il capo, quello più fanatico e spietato. Viene subito arrestato. Fabio, riesce a scappare ma viene ritrovato in un autogrill a 27 chilometri dal confine. Con lui Eva Michula, ragazza rumena convivente con l'ex-poliziotto. Dalle confessioni della ragazza emergeranno particolari importantissimi. Ma i fratelli Savi non sono solo 2, c'è anche un altro fratello, Alberto, anche lui poliziotto. In un primo momento nega tutto ma le prove sono schiaccianti e non gli lasciano scampo. Presto si giungerà ad una agghiacciante realtà: la banda che, per 8 anni ha sparso terrore a bordo della famigerata "Uno bianca" è formata da ben 5 poliziotti! Poliziotti! Ecco perché la banda era così impermeabile alle ricerche investigative. Erano a conoscenza di tutti i movimenti delle forze dell’ordine, conoscevano le tecniche di investigazione e potevano prevederne le mosse. C'è di più, in certi casi erano proprio loro ad effettuare i primi sopralluoghi su quelli che pochi istanti prima erano stati i loro campi di battaglia. Si muovevano senza destare sospetti. Potevano acquistare armi senza alcuna difficoltà e talvolta usavano le stesse armi della Polizia, come con l’AR-70 usato nell’eccidio del Pilastro.
LE CONDANNE A Bologna, Il 6 marzo 1996, dopo 5 mesi di processo, Roberto, Fabio e Alberto Savi vengono condannati all’ergastolo. Ergastolo anche a Marino Occhipinti, 18 anni per Pietro Gugliotta e a Luca Vallicelli 3 anni e 8 mesi.
LE VITTIME Dopo ventiquattro morti, centodue feriti, centotre azioni criminali, la banda della Uno Bianca viene catturata e processata. Ma c’è ancora tempo per un’altra vittima: Giuliano Savi, 72 anni, padre dei tre killer che si suicidò maledicendo i magistrati che avevano condannato i loro figli. Prosegue invece il dolore dei famigliari delle vittime.
Michele Martelli gennaio 2004 |
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Daniele Paci, il magistrato della procura di Rimini.
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Il fotogramma della telecamera a circuito chiuso. Il rapinatore è Fabio Savi.
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Fabio Savi.
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Roberto Savi. Il capo della banda.
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Roberto Savio era un grande appassionato di armi. Ecco cosa è stato trovato nel suo garage. Un intero arsenale.
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Alberto Savi, fratello minore di Roberto e Fabio.
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Il processo non si è tenuto solo a Bologna ma anche a Rimini.
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Roberto Savi il giorno del processo. Impressionerà tutti per la sua freddezza.
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Alberto Savi dietro le sbarre dell'aula di tribunale.
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Eva Mikula, discusso protagonista della vicenda della Uno Bianca. Dopo il processo appariranno alcune sue foto erotiche sotto l'insegna di "Biondina della Uno Bianca".
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L'affollatissima aula del tribunale di Bologna.
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La mamma di Otello Stefanini durante uno dei processi svoltosi a Bologna.
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Il ghigno beffardo di Fabio Savi
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