4 maggio 2007

 
 

 Uno, due, tre condomini

“E la tv diventa di quartiere" 

Bologna: Telepilastro ha una lunga storia e un nuovo sogno. Moltiplicarsi tra i palazzi

  

articolo di  Linda Chiaromonte

 

 

Teletorre19, la prima tv condominiale autoprodotta dagli inquilini, nata nel 2OO1 in uno dei quattro grattacieli sorti alla fine degli anni Settanta al Pilastro, quartiere alla periferia di Bologna, potrebbe fare da apripista alla nascita di un'eventuale Telepilastro, televisione di quartiere con le stesse caratteristiche di autogestione, ma diffusa in tutti i palazzi del nucleo storico della zona. È il sogno di Michele, uno dei tre animatori di Teletorre19, ingegnere trentenne entusiasta all'idea che l' esperienza possa fare da esempio. La possibilità di realizzarlo è concreta, tutti i palazzi della vecchia urbanizzazione, compresa la Casa Rossa sede della biblioteca del quartiere sono collegati a un'unica antenna centralizzata, e come Teletorre19, tv via cavo con un palinsesto settimanale, potrebbe entrare in tutti gli appartamenti. «Così si raggiungerebbero un migliaio di persone, una risorsa importante, ma anche una possibilità per una fascia di ragazzi che vive situazioni di disagio. Basterebbe coinvolgere nel progetto i servizi sociali e forse alcuni giovani potrebbero appassionarsi alla produzione televisiva creandosi un futuro» commenta Michele. Il cavo di collegamento per l'ipotetica Telepilastro c'è già a costo zero. Le carte in regola per provarci sembrano esserci tutte. Intanto negli anni Teletorre19 ha migliorato la qualità, passando al digitale anche perchè i condomini sono diventati più esigenti e critici sui servizi. La ragione che anima ancora il progetto, oltre alla passione dei tre factotum, è l'idea di comunicare con la propria comunità. A permettere tutto questo è stato l'alto livello di socialità del palazzo, indispensabile per realizzare l'autogestione iniziata anni fa, quando i condomini si divisero i compiti di manutenzione dell' edificio spinti dall'esigenza di ridurre le spese. Un'eredità di impegno raccolta dal comitato nato nei primi insediamenti di edilizia popolare alla fine degli anni Sessanta, che si organizzò per ottenere i servizi necessari per rendere meno isolata quella che era un'area di campagna appena fuori dalla tangenziale e scollegata dalla città. Fu l'humus di quegli anni a sviluppare il senso civico che ha permesso di avviare negli spazi comuni della torre la biblioteca, la palestra, la sala biliardo, il teatro smontabile e una piccola officina di riparazioni. Fino alla creazione di un fondo di accantonamento per far fronte a eventuali spese straordinarie e alle scommesse sul futuro.