|

Teletorre19, la prima
tv condominiale autoprodotta dagli inquilini, nata nel 2OO1 in uno dei
quattro grattacieli sorti alla fine degli anni Settanta al Pilastro,
quartiere alla periferia di Bologna, potrebbe fare da apripista alla
nascita di un'eventuale Telepilastro, televisione di quartiere con le
stesse caratteristiche di autogestione, ma diffusa in tutti i palazzi
del nucleo storico della zona. È il sogno di Michele, uno dei tre animatori
di Teletorre19, ingegnere trentenne entusiasta all'idea che l' esperienza
possa fare da esempio. La possibilità di realizzarlo è concreta, tutti
i palazzi della vecchia urbanizzazione, compresa la Casa Rossa sede
della biblioteca del quartiere sono collegati a un'unica antenna centralizzata,
e come Teletorre19, tv via cavo con un palinsesto settimanale, potrebbe
entrare in tutti gli appartamenti. «Così si raggiungerebbero un migliaio
di persone, una risorsa importante, ma anche una possibilità per una
fascia di ragazzi che vive situazioni di disagio. Basterebbe coinvolgere
nel progetto i servizi sociali e forse alcuni giovani potrebbero appassionarsi
alla produzione televisiva creandosi un futuro» commenta Michele. Il
cavo di collegamento per l'ipotetica Telepilastro c'è già a costo zero.
Le carte in regola per provarci sembrano esserci tutte. Intanto negli
anni Teletorre19 ha migliorato la qualità, passando al digitale anche
perchè i condomini sono diventati più esigenti e critici sui servizi.
La ragione che anima ancora il progetto, oltre alla passione dei tre
factotum, è l'idea di comunicare con la propria comunità. A permettere
tutto questo è stato l'alto livello di socialità del palazzo, indispensabile
per realizzare l'autogestione iniziata anni fa, quando i condomini si
divisero i compiti di manutenzione dell' edificio spinti dall'esigenza
di ridurre le spese. Un'eredità di impegno raccolta dal comitato nato
nei primi insediamenti di edilizia popolare alla fine degli anni Sessanta,
che si organizzò per ottenere i servizi necessari per rendere meno isolata
quella che era un'area di campagna appena fuori dalla tangenziale e
scollegata dalla città. Fu l'humus di quegli anni a sviluppare il senso
civico che ha permesso di avviare negli spazi comuni della torre la
biblioteca, la palestra, la sala biliardo, il teatro smontabile e una
piccola officina di riparazioni. Fino alla creazione di un fondo di
accantonamento per far fronte a eventuali spese straordinarie e alle
scommesse sul futuro.
|