Lettera inviata il giorno 24 giugno 2002 alla redazione de “La Repubblica”, all’attenzione di Francesco Pellerano e di Michele Serra.

 

 A BOLOGNA LA “TV CONDOMINIALE”, IN SENSO STRETTO, ESISTE DAVVERO

 

E’ dal 10 dicembre dello scorso anno che in un condominio di Bologna - 72 alloggi, circa 200 abitanti - è stato avviato un esperimento di televisione condominiale a circuito chiuso.

Nel pieno rispetto della legalità, un gruppo di una ventina di abitanti del condominio si è dato da fare per fornire a tutto il condominio, e solo a quello, una programmazione che si articola su quattro filoni:

  1. trasmissione integrale in diretta e in differita registrata delle assemblee condominiali;

  2. produzione e trasmissione di un notiziario settimanale contenente informazioni e attualità riguardanti la vita del condominio, del rione e del quartiere, rubriche di spettacolo e di cultura;

  3. film di qualità, non recenti (uno al giorno per cinque giorni alla settimana), in copie originali regolarmente marcate SIAE, tratti da un elenco di circa seicento titoli in cassette VHS messi a disposizione, in prestito, da diversi condomini;

  4. film recenti (uno alla settimana) tratti dal circuito del videonoleggio.

La programmazione è continua, 24 ore su 24, per sette giorni alla settimana.

Tutto questo grazie ad un’operazione di autofinanziamento del gruppo promotore, che ha integrato i propri versamenti con gli utili tratti da una cena, tenuta in uno spazio sociale del condominio, proposta a tutti i condomini.

La realizzazione tecnica della programmazione è estremamente semplice: è stato sufficiente connettere adeguatamente all’esistente centralina condominiale, quella che raccoglie e redistribuisce in tutti gli alloggi i vari segnali TV che arrivano via terrestre e via satellite alle antenne situate sul tetto, un ingresso al quale può essere collegato un videoregistratore, una telecamera o qualsiasi altro apparecchio produttore ed elaboratore di segnali audio-video. Il risultato è che in ogni alloggio del condominio, oltre ai soliti segnali, arriva anche quello trasmesso via cavo da un videoregistratore situato in una saletta sociale del condominio stesso o (in diretta) da una telecamera collegata a quel videoregistratore.

Questa caratteristica di impianto rigorosamente chiuso, unita a quella di assoluta assenza di motivazioni speculative (tra l’altro, zero pubblicità) da parte di chi produce le trasmissioni, hanno fatto sì che questa programmazione venga di fatto considerata “domestica” e non “pubblica” e quindi non soggetta alle normative vigenti, in particolare in merito al diritto d’autore, per le normali emittenti televisive.

In conclusione, ci permettiamo una piccola frecciatina polemica: non ci sembra che i fondatori di “Orfeo TV” (v. Repubblica del 20 giugno scorso) possano essere gratificati del titolo di “inventori”; tutto sommato non hanno fatto altro che prendersi la responsabilità di infrangere un sistema di leggi dello Stato che, se da un lato ha favorito la nascita di mostri come l’attuale duopolio televisivo, dall’altro ha cercato di mettere un freno alla tendenza di trasformare l’etere del nostro paese in una jungla impraticabile di caotici segnali in lotta perenne tra di loro. La nostra, sì, invece, ci pare essere una buona e originale idea: senza cercare grane o suscitare vespai, abbiamo messo in grado un paio di centinaia di persone di conoscere meglio, attraverso la loro TV, la realtà in cui vivono quotidianamente, di partecipare alla realizzazione dei programmi e, perché no, di guardarsi in santa pace un bel film senza interruzioni pubblicitarie. Alla faccia del sistema.

Non era forse qui che si doveva arrivare?

TeleTorre19